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WRITINGS

Going slowly

Posted 01 April 2015
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Melbourne train station, on the way to Geelong

One of the most beautiful coastal road in the world, along the ocean, breathless bends gently caressed by tireless waves which days and nights, from time out of mind, shape its imagine, making it every day more beautiful, more sexy and more desirable. It's a perfect road to drive on by car, leaving wheels gently slide on the asphalt in an endless series of postcards, each of one different every metro, pages of a photographic book to rapidly flip between the fingers. It's possible, instead, to choose to gain every metro with effort and sweat, slowly traveling on two wheels pushed by the most ancient propulsive power, your own legs. Means of transportation full optional, 100 km per hour air conditioning, not predictable rain shower, tiny luggage compartment bearing down on muscles, the slow moving forward makes bends like straights, uphills like insurmountable wall, downhills like a divine gift. Slowly traveling means become friends with every stone, every plant, every stripe on the road; every road sign talks to you, welcomes you, tells you fairytales about places and encourages you to go ahead. Because if you arrived there, then you can go beyond, one more uphill, one more wind gust, one more sweat. Slowly traveling helps to win the itch of arrive, the finishing line is not the aim of the trip, the arrival is just a part of the adventure but it's not the adventure itself. Too often we think only about the final destination. We are all able to reach a destination. But not always we are able to go, to cover a road, to enjoy the distance between a place and another, between a moment and another, between a "Me" now and a "Me" in the future. But it doesn't exist future without a ride taking us to the future itself.
Una delle strade costiere più belle del mondo che costeggia l'oceano, curve mozzafiato dolcemente accarezzate da onde instancabili che giorno e notte, fin dalla notte dei tempi, ne modellano l'immagine, rendendola ogni giorno più bella, più sexy e più desiderabile. Strada perfetta da percorrere in macchina, lasciare le ruote scivolare dolcemente sull'asfalto in un susseguirsi infinito di cartoline diverse ad ogni metro, pagine di un album fotografico da far scorrere rapidamente tra le dita. Si può invece scegliere di guadagnarsi ogni metro con fatica e sudore, viaggiando lenti su due ruote spinte dalla forza propulsiva più antica del mondo, le proprie gambe. Mezzo di trasporto dotato di ogni optional, aria condizionata a 100km all'ora, doccia a tratti non programmabile, minuscolo bagagliaio che pesa sui muscoli, l'avanzare lento rende le curve dei rettilinei, le salite dei muri insuperabili, le discese un regalo divino. Viaggiar lenti vuol dire fare amicizia con ogni sasso, ogni pianta, ogni striscia disegnata per terra; ogni cartello ti parla, ti accoglie, ti racconta favole sui luoghi e ti incita a proseguire. Perché se sei arrivato li, allora puoi andare oltre, un'altra salita, un'altra raffica di vento, un'altra sudata. Viaggiar lenti aiuta a vincere la smania di arrivare, il traguardo non è lo scopo del viaggio, l'arrivo è una parte dell'avventura ma non è l'avventura stessa. Troppo spesso si pensa solo alla meta finale. Siamo tutti capaci di arrivare ad una meta. Ma non sempre siamo capaci di andare, di percorrere una strada, di gustare la distanza che separa un luogo da un altro, un momento da un altro, un "io" presente da un "io" futuro. Ma non esiste futuro senza un tragitto che ci guidi verso il futuro stesso.

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